martedì 22 dicembre 2009

L'Uccisore di uomini (Prima parte)


Tra le coltri intrise di un corpo in affanno, si muove l’involucro mio, a cercare posizioni più consone al sonno. Ho in mente un punto del luogo, un punto preciso dove la veglia sfuma nella stanchezza silenziosa della fredda camera di legno. E’ un acuto silenzio, come d’ovatta sulle tempie. Sul comodino una bibbia in tedesco, racchiusa nella copertina di cera nera. Sfoglio le pagine, tradendo l’impossibilità di comprendere. Dio è più spietato sotto il duro stridore dei denti di una lingua del nord. Il sole scende. I ferri del mestiere attaccati allo zaino, due ramponi. Nel tramonto, la crosta delle mie narici, mi toglie il fiato. Tento visioni del ghiacciaio ,ma la luna malefica taglia inesorabile il triangolo di roccia nerastra che ho davanti. Come il fato incombe, come una morte solida. Non è simile a nulla, è la forma, senza un principio, è un dogma di pietra. I volti dei miei compagni, in questi tratti della mia vita, potrebbero essere quelli dei miei compagni nei tormenti d’inferno. Mi guardano, ma siamo appannati da questa ombra immobile, che tutto annulla. Nel silenzio ingannatore, dorme l’uccisore di uomini. Sbiancato dal freddo alone della luna, sembra piegato alla magnanimità. Al mattino, nel frastuono dell’ascesa, da lontano, già odo, lungo le sue pareti giallastre di sole, apparecchi di morte, a recuperare brandelli di vita tra pietre in frantumi.